Società Viscida
Posted by Alberto Brambilla on marzo 31st, 2009 filed in Scenari, SocietàE’ un’impellente necessità passare ai raggi X questo particolare, quanto improbabile, frammento storico. Ricondurre tutto ai minimi termini può sembrare un errore sistematico, ma la semplicità è la linfa della chiarezza, l’esatto contrario di quel che accade nella “società viscida”. Il concetto di viscido richiama alla mente qualcosa di malsano, ambiguo, dilagante, sfuggente ma allo stesso tempo pervasivo. L’esempio dell’Europa e dell’Italia in particolare, esaminata come una diapositiva nel contesto attuale, ma non per questo avulsa dallo stato del mondo, rispecchia in ogni aspetto le caratteristiche di quella che definisco “società viscida”.
E’ tossica. E’ entrato nel linguaggio comune il binomio “titoli tossici”, quei prodotti finanziari preconfezionati – come i derivati – che si sono dimostrati in grado di infettare a macchia d’olio un sistema spinto dalla logica di profitto, gonfiandolo fino all’esplosione. Oppure, più semplicemente, la tossicità parte dell’aria che respiriamo ogni giorno passeggiando per strada. Quante volte l’inquinamento è salito sopra la soglia d’allarme. (Dovrebbe esistere una soglia d’allarme? La stessa presenza dell’inquinamento non è già allarmante?) L’invasione aerea di particelle nocive è anch’essa un prodotto (sporco) della ricchezza delle nazioni, capace per sua “natura” di valicare qualsiasi confine geografico umanamente stabilito, intaccando anche chi non è ancora riuscito a salire sulla supersonica giostra della produttività.
Oggi più che mai, la crisi economica ha reso palese la categoria “sfuggente” della società viscida, sia in politica che in economia. Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, nell’intervento di mercoledì sera alla trasmissione (senza opposizione politica) Porta a Porta ha parlato di “riorganizzazione di 18.000 posizioni” intendendo dire, con un dribbling semantico degno del miglior centravanti, che il Governo avrebbe deciso di licenziare 18.000 insegnanti - questione di chiarezza, questione di evidenza. In economia, poi, il carattere ambiguo della società viscida si fa ancor più marcato. I lavoratori che hanno perso l’impiego non sanno più dove volgere lo sguardo per decidere con chi prendersela, se con il dirigente di turno o con il governo che addita i diavoli della finanza ma con l’altra mano cerca di salvare l’impalcatura della finanza stessa - questione di coerenza.
E’ una società viscosa, quella italiana, che cerca di trattenere dentro le maglie definite del potere politico svariati aspetti della vita comunitaria. E’ di oggi l’intenzione del Governo Berlusconi di passare nelle mani della presidenza del Consiglio il diritto di veto sull’uso di dati e intercettazioni sensibili pericolose per la sicurezza nazionale, sull’onda del costruito “caso Genchi”. A questo si aggiunge la volontà di restringere il campo, in ogni ambito e in ogni luogo, perfino nello spazio libero e virtuale di internet. In questo caso, il paradosso è che la proposta arriva da chi internet non lo usa, come ha dichiarato il presidente del Consiglio, e quindi non lo conosce.
In ultima analisi, non certo per importanza, l’incastro finale della società viscida della “pervasività” coincide con la volontà di regolare tutto il regolabile, in negativo - il caso è quello del testamento biologico -, senza che si costruisca una gamma di possibilità di scelta ma, anzi, negando ogni opzione per mezzo dell’offerta di un pacchetto unico di non decisioni vincolanti lasciando fare tutto allo Stato sovrano, un richiamo più all’etica cristiana che alla laicità - questione di fede.
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