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Telecom, Mediaset all’attacco in difesa dell’italianità. La scusa non regge (ancora una volta) e Berlusconi ci prova

Posted by Alberto Brambilla on settembre 30th, 2009 filed in Economia, Politica, Scenari

Quando sento parlare di “italianità”, non so perché, mi si drizzano le antenne. L’ho già sentito parecchie volte, ed è sempre andata male. Come quando un politico dichiara “andiamo in guerra per difendere la pace”, o quando una ragazza ti confida “ti lascio perché ti amo troppo” significa che “l’intervento è riuscito, ma il paziente è morto”. Insomma, non c’è da fidarsi: il fine non è mai la difesa della bandiera. Con Alitalia, ad esempio, la questione è andata avéanti per mesi e mesi sulla base di un’argomentazione discutibile proprio perché effimera: l’italianità, appunto. Oggi accade con Telecom. Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, in un’udienza alla Camera ha dichiarato: “Telecom è molto importante e deve rimanere in Italia.

Telco è la holding, cioè il gruppo di potere, la scatola o, se volete, la matrioska che possiede il 24% di Telecom Italia. Di questo gruppo di soci fanno parte Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo, Sintonia (dei Benetton) e soprattutto la spagnola Telefonica, la terza Tlc al mondo. La compagnia sembra risultare scomoda a Palazzo Chigi. Il timore è che, data la forza e la sostanza, possa fagocitare la società italiana, o quantomeno, superare il 40% che già detiene in Telco, cioè il 10% circa di Telecom.

Il governo, intervenuto per bocca di Romani, ha reso note le proprie considerazioni in merito, senza però poter intervenire di fatto nell’assetto societario, nel patto di sindacato (per inciso: il patto di sindacato non ha niente a che fare con gli operai, è una consorteria che sostiene e protegge un’azienda). Su questo fronte i soci sono chiamati a prendere una decisione tra poco meno di un mese.

Telecom Italia soffre di un indebitamento da 35 miliardi di euro. Dunque è proprio necessario che resti italiana, anche se non si trova nessuno disposto a risanarla? Forse è troppo presto per farsi certe domande, anche perché sembra essere arrivato il “Cavaliere bianco”: il Cavaliere in persona.

Oggi, il quotidiano economico spagnolo El Economista, di proprietà del Gruppo Sole24ore, ha reso noto - citando fonti interne all’azienda di Bernabé - che Mediaset, società della famiglia Berlusconi, sarebbe intenzionata ad entrare nel capitale di Telecom. Tutto senza disturbare Telefonica, un partner forse scomodo ma difficile da togliere di mezzo. Infatti, le azioni in mano a Telefonica valgono 3 miliardi di euro. Certo troppo poco per accontentare Cesar Alierta, presidente e a.d. di Telefonica.

Governo e Mediaset, pur avendo molto in comune (Silvio Berlusconi), si muovono in direzioni opposte: Palazzo Chigi attacca, mentre l’azienda accarezza Telefonica.

Ma in tutto questo qual’è la morale? La morale è semplice, basta guardare qualche anno più in là. Pochi giorni fa si parlava dell’ammodernamento della rete di Telecom Italia: uno sforzo iniziale da 800 milioni di euro. E smentite le voci di un aiuto da parte dei cinesi, che comunque già collaborano da 2 anni con Telecom, il quadro resta chiaro.

La fibra viene usata per telefonia, internet e televisione - la Ti-vi. Una rete capillare e completamente italiana, dunque senza “interferenze”, non può che far comodo a Mediaset, che così sarà in grado di espandere il proprio raggio d’azione oltre i confini di etere, satellite e digitale. Questione d’affari, non di tricolore.


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