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	<description>Immutabile stato di diffusa distrazione</description>
	<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:40:45 +0000</pubDate>
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		<title>Venezuela e Colombia alle strette</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E&#8217; crisi nera tra Venezuela e Colombia. Sale ancora la tensione tra i due paesi. Solo due settimane fa il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva accusato il suo omologo, Alvàro Uribe, di tramare nell&#8217;ombra per assassinarlo.  Questo sospetto - confermato anche dai servizi segreti di Bogotà - ha dato mano libera a Chavez per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; crisi nera tra <strong>Venezuela </strong>e <strong>Colombia</strong>. Sale ancora la tensione tra i due paesi. Solo due settimane fa il presidente venezuelano Hugo <strong>Chavez </strong>aveva accusato il suo omologo, Alvàro Uribe, di tramare nell&#8217;ombra per assassinarlo. <!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	  --> Questo sospetto - confermato anche dai servizi segreti di Bogotà - ha dato mano libera a Chavez per emanare un decreto che lo autorizza a formare un corpo di polizia indipendente dall&#8217;esercito  da mettere al proprio servizio. Allo stesso tempo<strong> Uribe</strong> ha concesso agli Stati Uniti l&#8217;uso di <strong>basi militari </strong>in Colombia, che diventa così la più grande potenza militare del Sud America. “Un comportamento irresponsabile – scrive Semana – che rischia di mettere i due paesi sul piede di guerra”.<br />
Intanto, però, prende corpo un nuovo possibile motivo di scontro in questo intreccio di inimicizie ed alleanze. <span id="more-497"></span>Il presidente iraniano <span id="main" style="visibility: visible;"><span id="search" style="visibility: visible;"><strong>Mahmoud Ahmadinejad</strong>, oggi in</span></span> visita in Brasile, potrebbe deviare il proprio itinerario per fare tappa in Venezuela, dove è stato già pianificato il suo arrivo. Chavez e il leader iraniano dovrebbero discutere soprattutto di energia, e in particolare di nucleare, col rischio di creare ulteriori frizioni con il maggior alleato colombiano: gli <strong>Stati Uniti</strong>.<br />
L&#8217;ultimo atto di questa “<strong>guerra latente</strong>” si è consumato giovedì, quando l&#8217;esercito di<strong> Caracas</strong> <strong>ha fatto saltare due ponti pedonali sul fiume Tachira</strong>, linea di confine tra i due paesi. Per Chavez si è trattato di una semplice “operazione di routine” per bloccare l&#8217;accesso di merci e persone dalla Colombia. Per l&#8217;avversario è “una questione che merita l&#8217;attenzione della comunità internazionale”. Per questo il governo di <strong>Bogotà</strong> ha denunciato il fatto a <strong>Onu</strong> e <strong>Osa</strong>, l&#8217;Organizzazione degli stati americani.</p>
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		<title>UP.</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 20:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[

Alberto Brambilla+Diego Maroni
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<p><img class="alignnone size-full wp-image-494" title="up2-copia" src="http://bluebirdnews.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/11/up2-copia.jpg" alt="up2-copia" width="498" height="283" /></div>
<p>Alberto Brambilla+Diego Maroni</p>
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		<title>BlueBirdNews presenta il nuovo logo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 17:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<category><![CDATA[bluebirdnews]]></category>

		<category><![CDATA[diego maroni]]></category>

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Creato da Diego Maroni, fotografo (a gennaio il nuovo sito)
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-482" title="b-b-news1" src="http://bluebirdnews.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/11/b-b-news1.jpg" alt="b-b-news1" width="353" height="96" /></p>
<p>Creato da Diego Maroni, fotografo (a gennaio il nuovo sito)</p>
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		<title>Tremonti va in Cina riceve elogi parlando di G20 e Bretton Woods (Il Riformista)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 15:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>

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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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«La crisi è stata fermata, ma non risolta, dagli interventi delle politiche dei governi». Questo «non basta, ci vuole qualcosa in più, un intervento politico attraverso il quale si ridisegnino le nuove regole per l&#8217;economia e la finanza. Una nuova Bretton Woods globale e multilaterale». Siamo alla periferia di Pechino, scuola Centrale del partito Comunista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-469" title="riformista" src="http://bluebirdnews.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/11/riformista-300x73.jpg" alt="riformista" width="300" height="73" /></p>
<p>«La crisi è stata fermata, ma non risolta, dagli interventi delle politiche dei governi». Questo «non basta, ci vuole qualcosa in più, un intervento politico attraverso il quale si ridisegnino le nuove regole per l&#8217;economia e la finanza. Una nuova<strong> Bretton Woods </strong>globale e multilaterale». Siamo alla periferia di<strong> Pechino</strong>, scuola Centrale del partito Comunista Cinese, oggi un enorme campus universitario dove studiano i più promettenti funzionari del Partito. Dal palco parla <strong>Giulio Tremonti</strong>, ministro italiano dell&#8217;<strong>Economia</strong>.</p>
<p>Si potrebbe dire che il ministro sia entrato direttamente, e di spontanea volontà, <strong>nella tana del lupo</strong>. Soprattutto dopo aver messo in guardia i colleghi, qualche anno fa, sui pericoli della super crescita cinese. Ma il tono è più moderato di allora e Tremonti tende la mano al colosso asiatico: «<strong>Dal lato occidentale la parità presuppone essenzialmente il rispetto per le forme politiche diverse dalla nostra</strong>», afferma il titola re di Via XX Settembre.</p>
<p>Di fronte ad un&#8217;attenta platea, composta dai maggiori esponenti dell&#8217;istruzione cinese, 200 persone circa, <strong>Tremonti </strong>analizza la crisi finanziaria. «<strong>Io, dopo il disastro, ritenevo che andassero salvate solo le banche che finanziavano le famiglie e le imprese. Invece, sono state salvate tutte. </strong>In questo modo abbiamo guadagnato tempo, ma non abbiamo risolto il problema. E così il rischio di una nuova crisi è sempre incombente», dice. Le borse finanziarie, ricorda il ministro italiano, applaudito, «sono tornate ai livelli pre-crisi e i derivati sono tornati a crescere ad una velocità spaventosa».</p>
<p>Da qui lo scetticismo di<strong> Tremonti </strong>su come è stata gestita la fase di contenimento della crisi subprime. Per lui tutti devono sedersi al banco degli imputati, dalle banche alle istituzioni. Perché se da un lato gli istituti di credito hanno sistemato i bilanci stringendo i cordoni della borsa, dall&#8217; altro an che i leader mondiali non hanno agito nel migliore dei modi. Infatti, sostiene il ministro, «<strong>in tutto il mondo i governi sono intervenuti usando due mani</strong>. Con una hanno immesso un&#8217;enorme massa di liquidità nel sistema. Con l&#8217;altra hanno trasformato <strong>debito privato in debito pubblico</strong>». Interventi che sono serviti pi a sistemare i conti delle grandi banche d&#8217;affari che quelli di Stato e «una parte enorme di questo denaro è rimasto dentro le banche stesse, che oggi continua Tremonti con quei soldi stanno facendo profitti contraendo prestiti all&#8217;un per cento e reinvestendo in strumenti finanziari che danno rendimenti del 5 o al 6 per cento». Cioè ottengono denaro a un costo irrisorio ma lo investono in attività rischiose ma redditizie.</p>
<p>«<strong>Alla fine degli anni 90, di fatto si è consegnato il potere di battere moneta, che era un potere degli stati sovrani, nelle mani delle banche e del mercato</strong>», permettendo ai grandi istituti di credito di contare più di uno stato di proporzioni medie. Secondo Tremonti «la crisi ha riportato gli Stati al centro di tutto, e tuttavia c&#8217;è ancora un&#8217;enorme massa di finanza che sta nelle banche, fuori dal controllo degli Stati stessi ma adesso bisogna fare qualcosa di completamente nuovo».</p>
<p>E anche per questo «noti possiamo certo pensare di risolvere i problemi emersi dalla crisi con una serie di nuove regole tecniche scritte dai banchieri», ruggisce il ministro scatenando gli applausi della platea. L&#8217;appello è al multilateralismo e alla tolleranza reciproca come fattore di stimolo per uscire dalla crisi. E qui, preso dal clima di fratellanza che ormai si è creato in sala con quelli della<em><strong> Nomeklatura </strong></em>comunista, Tremonti strizza l&#8217;occhio alla Cina con una piccola critica al <strong>G20 che «è stato necessario, ma non sufficiente»</strong>.</p>
<p>Una possa un po&#8217; ruffiana visto che poco prima aveva affermato che «<strong>i tavoli a due gambe non stanno piedi. Quindi, il G20 non può essere modificato togliendo lo zero e trasformaildolo in un G2</strong>». Come minimo serve «un G3 che includa anche l&#8217;Europa», dice Tremonti con un pizzico d&#8217;ironia.</p>
<p>Alberto Brambilla</p>
<p>(Pubblicato a pg.8 de Il Riformista il 20 novembre 2009)</p>
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		<title>Berlusconi e l&#8217;Ocse: Odio et amo, carta canta</title>
		<link>http://bluebirdnews.altervista.org/blog/2009/11/07/berlusconi-e-leconomia-un-rapporto-di-odio-e-amore-carta-canta/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 01:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>

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		<category><![CDATA[ocse]]></category>

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		<description><![CDATA[Marzo 2009 (agenzia stampa Reuters)
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi critica l&#8217;Ocse per la stima di un calo del 4,3% nel 2009 in Italia.
&#8220;Prima non hanno previsto nulla, poi fanno le previsioni un giorno sì e un giorno no. Ma statevi zitti&#8221;, ha detto Berlusconi, per il quale la diffusione di stime economiche pessimistiche mina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Marzo 2009</strong> (agenzia stampa Reuters)</p>
<p>Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi critica l&#8217;Ocse per la stima di un calo del 4,3% nel 2009 in Italia.</p>
<p>&#8220;Prima non hanno previsto nulla, poi fanno le previsioni un giorno sì e un giorno no. Ma statevi zitti&#8221;, ha detto Berlusconi, per il quale la diffusione di stime economiche pessimistiche mina i tentativi dei governi di ripristinare la fiducia. </p>
<p><strong>Novembre 2009 </strong> (agenzia stampa Reuters)</p>
<p>Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vede &#8220;forti segnali di ripresa&#8221; e dice che il peggio della crisi è ormai alle spalle.</p>
<p>Parlando nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, Berlusconi ha citato il nuovo leading indicator dell&#8217;Ocse, che segnala l&#8217;Italia tra i Paesi con la congiuntura economica in più netto miglioramento al fianco di Francia, Regno Unito e Cina.</p>
<p>&#8220;Ci sono forti segnali di ripresa un po&#8217; dovunque. E anche i contatti con il mondo delle imprese e dei commercianti mi fanno dire che c&#8217;è un diffuso ottimismo&#8221;, ha detto Berlusconi.</p>
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		<title>Pakistan, escalation di violenza. Taliban sempre più forti</title>
		<link>http://bluebirdnews.altervista.org/blog/2009/10/18/pakistan-escalation-di-violenza-taliban-sempre-piu-forti/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 11:21:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora una volta ci siamo distratti. In soli 3 giorni in Pakistan sono morti almeno 97 civili e 31 guerriglieri taliban. Al momento il conflitto è dominato dai ribelli, l&#8217;esercito di Islamabad sembra inadeguato. Nel paese i talebani hanno ormai conquistato posizioni importanti. Dopo l&#8217;avanzata nella valle dello Swat, cui i media hanno dato molta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta ci siamo distratti. In soli 3 giorni in<strong> Pakistan</strong> sono morti almeno 97 civili e 31 guerriglieri taliban. Al momento il conflitto è dominato dai ribelli, l&#8217;esercito di Islamabad sembra inadeguato. Nel paese i talebani hanno ormai conquistato posizioni importanti. Dopo l&#8217;avanzata nella valle dello <strong>Swat</strong>, cui i media hanno dato molta risonanza (senza però raccontare il prosieguo della storia), i guerriglieri si avvicinano a <strong>Islamabad </strong>e prosperano nelle “isole” tribali.<span id="more-455"></span></p>
<p>“Sono tornati e sono più decisi che mai”. Sì perché in qualche modo l&#8217;esercito di<strong> Rehman Malik</strong>, ministro degli Esteri, avrebbe potuto “spezzare la schiena ai ribelli”, come annunciato più volte, ma non l&#8217;ha mai fatto. Per i taliban la morte – vera o presunta - della guida del Movimento<a href="http://bluebirdnews.altervista.org/blog/2009/04/01/pakistan-attacco-americano-12-morti-attacco-e-contrattacco-al-tehrik-e-taliban-pakistan/"> Baiatullah Mehsud</a> è stato un duro colpo, ma l&#8217;esercito invece che infierire ha lasciato loro circa 2 mesi di tempo per riorganizzarsi.</p>
<p>L&#8217;<em>escalation</em> di violenza è evidente e le posizioni dei ribelli sono sempre più solide. Dal 2007 sono state ammazzate 2.200 persone in tutto il Paese. Il <strong>9 ottobre</strong> un kamikaze si fa esplodere a Peshawar: 52 morti, centinaia di feriti. <strong>10 ottobre</strong>, Rawalpindi (vicino alla capitale Islamabad) i ribelli conquistano un quarier generale dell&#8217;esercito. Negli scontri muoiono 11 militari e 3 ostaggi.<strong> 11 ottobre</strong>. L&#8217;esercito risponde e bombarda le “Zone tribali” al confine con l&#8217;afghanistan: 11 morti tra i talebani. <strong>12 ottobre</strong>, solo sei giorni fa. Un ragazzino “al tritolo” si fa esplodere in un villaggio dello Shangla (regione confinante con lo Swat, nel nord del Paese) e 45 persone perdono la vita.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Brasile, strage d&#8217;innocenti legata al narcotraffico</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 15:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Nera]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembra un regolamento di conti legato al narcotraffico il massacro di venerdì perpetrato da un gruppo di uomini armati a Curtiba, nello stato del Paranà (sud del Brasile). Secondo ricostruzioni ufficiali le vittime sono otto, una in meno di quanto indicato in precedenza. Fonti ufficiose, invece,  riferiscono di due feriti.
Tutto è avvenuto alle 22:00 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra un regolamento di conti legato al<strong> narcotraffico</strong> il <strong>massacro di venerdì </strong>perpetrato da un gruppo di uomini armati a <strong>Curtiba</strong>, nello stato del Paranà (sud del Brasile). Secondo ricostruzioni ufficiali le vittime sono otto, una in meno di quanto indicato in precedenza. Fonti ufficiose, invece,  riferiscono di due feriti.</p>
<p>Tutto è avvenuto alle 22:00 (ora locale) nel quartiere di Uberiba, alla periferia della città. Un gruppo di undici persone stavano camminando per la strada di ritorno da una celebrazione in una chiesa evangelica locale quando sono stati attaccati da alcuni uomini armati.</p>
<p>Stando a quanto ricostruito, i <strong>criminali </strong>viaggiavano a bordo di tre automobili ed una volta entrati a tutta velocità nel quartiere  hanno iniziato a sparare contro qualsiasi bersaglio mobile.</p>
<p><strong>Tra le vittime ci sono anche una madre e la propria figlia, di soli 6 mesi</strong>. A Curtiba il 95% degli omicidi è legato al traffico di droga. Ancora non c&#8217;è nessun colpevole, nessuno è stato arrestato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nelle città sotto il Governo spadroneggia l&#8217;estrema destra: &#8220;Rinasce il fascismo&#8221; (ElPaìs)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 12:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>

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		<category><![CDATA[mussolini]]></category>

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		<description><![CDATA[Italia in bianco e..nero. Il settimanale di El Paìs dipinge un quadro a tinte fosche del Belpaese, all&#8217;ombra di Berlusconi. Un paese dove “rinasce il fascismo” e si consumano “continue aggressioni agli immigrati e omosessuali”.
Miguel Mora, la firma del servizio, cui tra l&#8217;altro è dedicata la copertina del domenicale, scrive: “Se si osserva da vicino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Italia in bianco e..nero.</strong> Il settimanale di El Paìs dipinge un quadro a tinte fosche del Belpaese, all&#8217;ombra di <strong>Berlusconi</strong>. Un paese dove “rinasce il fascismo” e si consumano “continue aggressioni agli immigrati e omosessuali”.<br />
Miguel Mora, la firma del servizio, cui tra l&#8217;altro è dedicata la copertina del domenicale, scrive: “<strong>Se si osserva da vicino la situazione, la politica del governo Berlusconi verso le minoranze e gli immigrati non ha nulla da invidiare all&#8217;ideologia di Forza Nuova o di altri gruppi di estrema destra</strong>”.</p>
<p>In copertina c&#8217;è (il forse noto) Gianluca Iannone, leader dell&#8217;organizzazione fascista romana “Casa Pound” descritta come “il tempio del fascismo”.</p>
<p>Ma non ci sono solo supposizioni, El Paìs snocciola fatti. Un&#8217;informativa dei <strong>servizi segreti italiani</strong> traccia una mappatura degli almeno <strong>65 gruppi ultrà </strong>di ispirazione neonazista, localizzati soprattutto nel nord (Trentino Alto Adige e Veneto), ma anche in Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Un dato utile per avere il polso della situazione.</p>
<p>Infine si legge: “Le aggressioni continue <strong>contro chi sostiene idee diverse da quelle di Lega e Forza Nuova</strong>, le frasi revisioniste di <strong>Berlusconi</strong> su <strong>Mussolini</strong> e il ferreo controllo dei media da parte del premier formano un panorama confuso, opaco, giorno dopo giorno sempre più inquietante”.</p>
<p>(<strong>El Paìs</strong> è edito dal Gruppo Prisa. Fondato nel 1976, con i suoi 2,1 milioni di lettori, è uno dei quotidiani più autorevoli del mondo. E&#8217; noto anche per aver pubblicato le foto delle feste a casa del presidente del Consiglio italiano)</p>
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		<title>Usa, teenager massacrato per nulla. L&#8217;indignazione della comunità di Chicago</title>
		<link>http://bluebirdnews.altervista.org/blog/2009/10/04/usa-teeneger-massacrato-per-nulla-lindignazione-della-comunita-di-chicago/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 11:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Nera]]></category>

		<category><![CDATA[Scenari]]></category>

		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<category><![CDATA[violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Violence Condemned at Funeral of Beaten Teen
Derrion Albert, 16 anni, massacrato alla periferia di Chigago da un gruppo di giovani. Secondo la ricostruzione della polizia era un semplice spettatore di una rissa tra due fazioni della Christian Fenger Academy High School.
Qui le reazioni dopo il funerale:
http://www.youtube.com/watch?v=4LeCpno0rgc&#38;feature=channel_page
(Autore: The Associated Press; fonte: Youtube)
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Violence Condemned at Funeral of Beaten Teen</h1>
<p>Derrion Albert, 16 anni, massacrato alla periferia di Chigago da un gruppo di giovani. Secondo la ricostruzione della polizia era un semplice spettatore di una rissa tra due fazioni della Christian Fenger Academy High School.</p>
<p>Qui le reazioni dopo il funerale:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=4LeCpno0rgc&amp;feature=channel_page">http://www.youtube.com/watch?v=4LeCpno0rgc&amp;feature=channel_page</a></p>
<p>(Autore: The Associated Press; fonte: Youtube)</p>
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		<title>Telecom, Mediaset all&#8217;attacco in difesa dell&#8217;italianità. La scusa non regge (ancora una volta) e Berlusconi ci prova</title>
		<link>http://bluebirdnews.altervista.org/blog/2009/09/30/telecom-mediaset-allattacco-in-difesa-dellitalianita-la-scusa-non-regge-ancora-una-volta-ecco-perche-il-berlusconi-ci-prova-ancora/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 17:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brambilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Scenari]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando sento parlare di “italianità”, non so perché, mi si drizzano le antenne. L&#8217;ho già sentito parecchie volte, ed è sempre andata male. Come quando un politico dichiara “andiamo in guerra per difendere la pace”, o quando una ragazza ti confida “ti lascio perché ti amo troppo” significa che “l&#8217;intervento è riuscito, ma il paziente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando sento parlare di “<strong>italianità</strong>”, non so perché, mi si drizzano le antenne. L&#8217;ho già sentito parecchie volte, ed è sempre andata male. Come quando un politico dichiara “andiamo in guerra per difendere la pace”, o quando una ragazza ti confida “ti lascio perché ti amo troppo” significa che “l&#8217;intervento è riuscito, ma il paziente è morto”. Insomma, non c&#8217;è da fidarsi: il fine non è mai la difesa della bandiera. Con <strong>Alitalia</strong>, ad esempio, la questione è andata avéanti per mesi e mesi sulla base di un&#8217;argomentazione discutibile proprio perché effimera: l&#8217;<strong>italianità</strong>, appunto. Oggi accade con Telecom. Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, in un&#8217;udienza alla Camera ha dichiarato: &#8220;<strong>Telecom</strong> <strong>è molto importante e deve rimanere in Italia</strong><span style="font-weight: normal;"><span style="font-weight: normal;"><strong>“</strong></span><span style="font-weight: normal;">.</span></span></p>
<p><strong>Telco</strong> è la holding, cioè il gruppo di potere, la scatola o, se volete, la matrioska che possiede il 24% di Telecom Italia. Di questo gruppo di soci fanno parte <strong>Mediobanca</strong>, <strong>Generali,</strong> <strong>Intesa Sanpaolo</strong>, <strong>Sintonia</strong> (dei Benetton) e soprattutto la spagnola <strong>Telefonica</strong>, la terza Tlc al mondo. La compagnia sembra risultare scomoda a Palazzo Chigi. Il timore è che, data la forza e la sostanza, possa fagocitare la società italiana, o quantomeno, superare il 40% che già detiene in <strong>Telco</strong>, cioè il 10% circa di Telecom.<span id="more-417"></span></p>
<p>Il governo, intervenuto per bocca di Romani, ha reso note le proprie considerazioni in merito, senza però poter intervenire di fatto nell&#8217;assetto societario, nel patto di sindacato (per inciso: <strong>il patto di sindacato</strong> non ha niente a che fare con gli operai, è una consorteria che sostiene e protegge un&#8217;azienda). Su questo fronte i soci sono chiamati a prendere una decisione tra poco meno di un mese.</p>
<p><strong>Telecom Italia</strong> soffre di un indebitamento da <strong>35 miliardi di euro</strong>. Dunque è proprio necessario che resti italiana, anche se non si trova nessuno disposto a risanarla? Forse è troppo presto per farsi certe domande, anche perché sembra essere arrivato il “Cavaliere bianco”: il Cavaliere in persona.</p>
<p>Oggi, il quotidiano economico spagnolo <em>El Economista</em>, di proprietà del <em>Gruppo Sole24ore,</em> ha reso noto - citando fonti interne all&#8217;azienda di Bernabé - che <strong>Mediaset</strong>, società della famiglia <strong>Berlusconi</strong>, sarebbe intenzionata ad entrare nel capitale di <strong>Telecom</strong>. Tutto senza disturbare <strong>Telefonica</strong>, un partner forse scomodo ma difficile da togliere di mezzo. Infatti, le azioni in mano a Telefonica valgono 3 miliardi di euro. Certo troppo poco per accontentare Cesar Alierta, presidente e a.d. di Telefonica.</p>
<p>Governo e <strong>Mediaset</strong>, pur avendo molto in comune (<strong>Silvio Berlusconi</strong>), si muovono in direzioni opposte: Palazzo Chigi attacca, mentre l&#8217;azienda accarezza <strong>Telefonica</strong>.</p>
<p><strong>Ma in tutto questo qual&#8217;è la morale?</strong> La morale è semplice, basta guardare qualche anno più in là. Pochi giorni fa si parlava dell&#8217;ammodernamento della rete di Telecom Italia: uno sforzo iniziale da 800 milioni di euro. E smentite le voci di un aiuto da parte dei cinesi, che comunque già collaborano da 2 anni con Telecom, il quadro resta chiaro.</p>
<p>La fibra viene usata per telefonia, internet e televisione - la Ti-vi. Una rete capillare e completamente italiana, dunque senza “interferenze”, non può che far comodo a <strong>Mediaset</strong>, che così sarà in grado di espandere il proprio raggio d&#8217;azione oltre i confini di etere, satellite e digitale. <strong>Questione d&#8217;affari, non di tricolore</strong>.</p>
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